sabato 18 novembre 2017

Paperone, il doppiaggio ritrovato

Ho già parlato a più riprese del cortometraggio che vide il debutto del personaggio di Paperon De’ Paperoni, intitolato Scrooge McDuck and Money e intitolato da noi Paperone e il denaro.
Distribuito nel 1967 e doppiato in molti paesi inclusa l’Italia, oggi è praticamente invisibile, per quanto abbia una importanza storica per la Disney. Mai uscito in home-video, gli appassionati hanno però potuto vederlo su YouTube in una copia mediocre e, come ho scoperto da poco, pure incompleta.
Dopo aver approfondito le ricerche sul possibile passaggio in Italia, e raccolto la lista dei dialoghi italiani in occasione della uscita nei cinema nel 1977, mi sono consultato con l’amico Nunziante Valoroso, massimo esperto Disney e autore di un libro che vi consiglio altamente sulla storia di Roberto De Leonardis, direttore di doppiaggio fondamentale per tutti i film Disney arrivati in Italia (incluso Paperone e il denaro), e scopro che probabilmente questo corto era stato doppiato prima, per la televisione. Lui ricordava uno special natalizio sui canali Rai, mentre io trovavo due tracce del corto doppiato in italiano in due trasmissioni che c’entravano veramente poco con i cartoni animati: Passaggio obbligato, nel 1975, programma sulla economia, e Serata America, 1984, condotto da Beniamino Placido. Ed è incredibile: il primo trasmette l’inizio e una parte del finale, mentre il secondo usa l’ultima parte per chiudere il programma. Manca quindi la parte di mezzo. Ieri sera però mi sono divertito a sincronizzare quello che ho intanto raccolto usando una copia finlandese (di cui rimangono i sottotitoli) e questo è il risultato:


Sono sicuro che la prima domanda che vi porrete sarà sulla voce di Paperone: ebbene, non è stato ancora identificato con certezza. Nunziante ipotizza, con qualche ragione, che si trattasse almeno nelle parti non cantate del doppiatore Vittorio Sanipoli. Io, invece, Bruno Persa.
Chiunque fosse, si trattava del primo doppiatore di Zio Paperone, un personaggio poco usato dall’animazione e che infatti sarà ripreso molti anni dopo, nel 1983, con Il canto di Natale di Topolino: lì veniva doppiato da Mario Milita. In seguito, con la serie tv Ducktales, veniva doppiato da Gigi Angelillo, poi da Giorgio Lopez e, recentemente, da Fabrizio Vidale per la nuova serie delle avventure dei Paperi.
Un altro pezzo intanto è stato recuperato, tratto dalla trasmissione Serata America e dove potrete sentire le voci di Qui, Quo e Qua.
La ricerca continua!


 

lunedì 13 novembre 2017

Mr. Laurel e Mr. Hardy, suppongo

Sottotitolo: l'unica biografia autorizzata di Stanlio e Ollio. 
Era necessario, da parte della Sagoma, colmare questo buco durato ben 56 anni dalla prima edizione. E lo ha fatto chiedendo una mano ai Figli del deserto, il fan club di Stanlio e Ollio, per la traduzione e l’eventuale aggiornamento dove John McCabe ha lasciato lacune e inesattezze. Si è deciso di prendere l’edizione più completa e raggruppare tutte le fotografie che l’autore aveva raccolto negli anni. Le uniche differenze sono una filmografia più completa – in coppia e da soli – e due introduzioni: una, di Benedetto Gemma, presidente della sezione che si è occupata del libro, dove spiega le scelte e le difficoltà incontrate nella traduzione, e l’altra di Ficarra e Picone. I due comici palermitani, grandi fan della coppia, si sono uniti allo squadrone di comici che hanno voluto diffondere e sostenere questo libro: il nome di Stanlio e Ollio è ancora oggi più vivo di prima. Nel mio piccolo, ho delle responsabilità anche io. Il sottoscritto aveva punzecchiato l’editore Carlo Amatetti per anni, spiegandogli la necessità di avere in Italia una biografia definitiva sulla coppia visto che non era stata ancora pubblicata, e quando abbiamo finalmente trovato i detentori dei diritti (nessuna casa editrice, il libro è fuori catalogo, ma semplicemente il figlio, Sean McCabe) siamo partiti con il lavoro di traduzione (a dover di cronaca opera di altri: Gemma, Gabriele Gimmelli, Chiara e Luca Mauli, Gabriele Chiffi, Nunziante Valoroso, Stefano Cacciagrano) e di supervisione (qui alzo la mano, oltre ad aver scritto decine di note). Personalmente, volevo questo libro in italiano da quando ho cominciato a studiare la loro storia. E ora che questo è realtà, e mi vede coinvolto assieme agli altri amici, mi rende orgoglioso.
Mr Laurel e Mr Hardy è un libro importante, divertente e anche commovente. Aggiornato qui e là, possiamo definirlo completo. E attenzione, qui leggerete la loro vita. I loro film, dovete solo vederli, e riderne di cuore. 
Il libro esce il 30 novembre in tutte le librerie ma potrete prenotarlo cliccando qui.

lunedì 23 ottobre 2017

Al diavolo la celebrità

manifesto del ciclo
Alla riscoperta di 7 registi dell'(altra) commedia all’italiana.
Torna l’appuntamento con il ciclo di incontri sul cinema curato da me e Andrea Persica organizzato dal circolo letterario Bel-Ami. Dopo il ciclo che ha avuto un buon riscontro sul cinema comico e la censura, ci sembrava doveroso scavare le biografie di sette autori che si sono distinti nel genere della commedia brillante e nella farsa, e che schiacciati dal confronto con Mario Monicelli, Dino Risi, Ettore Scola, per citarne alcuni, non sono finiti nelle pagine delle storie del cinema che contano. Forse, non era nei loro piani entrarci, mandando al diavolo la celebrità.
E questa volta abbiamo realizzato un promo:
 
Ecco le date degli incontri che dovrete segnare sul vostro calendario di Frate Indovino,

25 ottobre – Steno – Regista popolare, di quantità – oltre 70 film diretti, e praticamente solo commedie eccetto due polizieschi – ma dignitosamente di mestiere: ha diretto tutti, da Sordi a Totò, da Mastroianni a Pozzetto, fino a Diego Abatantuono e Christian De Sica. Nella sua filmografia ci sono le collaborazioni con Monicelli agli inizi di carriera al servizio di Totò, e grandi classici come Un americano a Roma e Febbre da cavallo. Tutti conoscono i suoi film, pochi lo conoscono. E’ il destino di chi era ossessionato dalle gag come lui, artigiano della risata semplice e immediata.
 
 29 novembre – Pietro Germi – Alla commedia ci arrivò in un secondo momento della sua carriera, e ne diresse poche ma buonissime, le migliori del decennio degli anni ’60, come Divorzio all’italiana o Signore e Signori. Commedie di costume molto cattive, contro una società idiota che vuole le regole e poi perde velocemente la bussola. Grande direttore di attori – lanciò di fatto Adriano Celentano – lasciò che il suo ultimo progetto, poco prima di morire, lo dirigesse il suo migliore amico, Mario Monicelli: il film Amici miei è dedicato a lui.
 
 
31 gennaio – Luciano Salce – Sono famosi i suoi film, meno lui come autore e attore. Avrebbe meritato l’Oscar dell’incomprensione: scoprì Ugo Tognazzi attore a tutto tondo, diresse i primi due film della saga di Fantozzi, Salce era intelligente e acuto come autore, spiritoso come attore. Troppo, per piacere alla critica snob. E c’è ancora chi non gli perdona lo sberleffo contro i comunisti che non vogliono andare al potere del suo film Colpo di Stato, oggi condannato all’oblio. Come Salce, del resto.
 
 28 febbraio – Antonio Pietrangeli – Come Alberto Lattuada, fu etichettato come il regista delle donne. Pietrangeli in effetti diresse belle commedie di psicologie femminili, ben dirette e mai banali. Alla Sandrelli offrì il ruolo di una vita, Io la conoscevo bene. Ed oggi, quando si vede un film dove una donna si aggira fra le solitudini e le malinconie, si riconosce subito il marchio di Pietrangeli, poco lodato dalla critica che conta.
 
 28 marzo – Nanni Loy – E’ universalmente noto per aver introdotto la candid camera nella nostra televisione, nel famoso programma “Specchio segreto”. Ha poi introdotto questa sua tecnica di osservazione dei costumi italiani in film bellissimi come Detenuto in attesa di giudizio o in Cafè Express, e ritratto Napoli con film tipici ma molto sentiti, come Mi manda Picone. Quelli che predicano la verità, però, sono poi invitati al silenzio. Come Loy, ricordato più per le candid che per i suoi film.
 
 
 
 
30 maggio – Sergio Corbucci – La commedia di costume diventa scostumata, sboccata ma sanamente divertente: Corbucci, non proprio la finezza fatta persona, venne velocemente cestinato dalla critica come il regista dei film usa e getta, perché lo stampo era quello dei titoli da mandare in onda su Canale 5, zuppi di spot e poco interesse. Invece, fu maestro del cinema western casalingo, e diresse alcuni classici, come I due marescialli con De Sica e Totò, Ecco noi per esempio con Celentano e Pozzetto, La mazzetta, arlecchinata con pistole e Manfredi, e alcune commedie con Bud Spencer e Terence Hill. Forse si è fatto troppi soldi dietro le poche idee, eppure i suoi film li conoscete a memoria.
 
 27 giugno – Ugo Tognazzi – E’ qui ricordato il regista, autore di cinque film tutti non riusciti appieno, ma realizzati con una certa dignità, fra l’assurdo e il concreto, tipico di un attore coraggioso e provocatorio come lui. Il Tognazzi regista è meno noto del Tognazzi attore, entrambi necessari di una rivalutazione ad omaggio di un gigante fra i giganti. Da Il Mantenuto a I viaggiatori della sera, ripercorriamo le idee di un regista tutt’altro che banale, ossessionato dal sesso, dalla morte, cercando di parlare di temi alti con la dignità di chi sa che dietro una vera risata può esserci l’occasione di denunciare la società corrotta. Per questo, rispetto agli altri “mostri” della commedia all’italiana, come Sordi e Manfredi, Tognazzi regista è stato poi dimenticato, come gli anziani che vengono condannati alla morte dietro una crociera premio, come si vede nel finale del suo ultimo film.

DOVE, COME QUANDO?

Ogni ultimo mercoledì del mese
dalle ore 19:30 alle 21:00
Via di Alberico II, 37
(Zona Metro Lepanto)

Il ciclo di incontri è gratuito.
Si richiede un contributo per l’associazione ospitante Oroincentri di 2 euro. Nessun costo per i soci effettivi del circolo.

Maggiori informazioni e prenotazioni: eventi@bellami.it
 

mercoledì 2 agosto 2017

Paperone sul grande schermo

Gli appassionati di fumetti Disney, specialmente quelli con protagonista Zio Paperone, sanno benissimo che le basi del personaggio e di tutto il mondo dei Paperi sono opera di uno dei più grandi geni dello scorso secolo: Carl Barks. E come molti di loro, me incluso, si saranno chiesti come mai le straordinarie avventure di Paperone e soci non hanno mai avuto una trasposizione cinematografica al tempo che Barks era in piena attività (dagli anni ’40 al 1967, anno del suo voluto pensionamento), e abbiamo dovuto aspettare la fine degli anni ’80 per vederlo finalmente in azione con la storica serie televisiva Ducktales. Anche se spesso l’animazione non era il massimo, e le storie a volte cadevano nella ingenuità imbarazzante, le Ducktales sono rimaste nel nostro cuore -  anche se avevano curiosamente tagliato quasi fuori il personaggio di Paperino – e gli esperti avevano riconosciuto alcuni soggetti ispirati direttamente dai fumetti di Barks. Ora, trent’anni dopo, la serie torna in televisione con uno stile completamente rivisto e che stiamo tutti aspettando di vedere. Il 12 agosto, su DisneyXD, saremo lì.
La risposta alla domanda su un mancato cartone animato di Paperone ai tempi del boom nei fumetti c’è, ed è piuttosto sconcertante. Almeno, anche se mi risulta essere stata raccontata in italiano molto brevemente da Alberto Becattini (sul n.47 della collana La grande dinastia dei paperi), c’è un bell’articolo di Geoffrey Blum e Thomas Andrae apparso sul numero due della collana (dal titolo interminabile) The Carl Barks Library of Walt Disney's Uncle Scrooge One Pagers in Color (Agosto 1992, qui a destra), e che si intitola semplicemente Scrooge on the Screen.
L’articolo di nove pagine contiene soprattutto tutto quello che sopravvive di una corrispondenza fra  Jack Kenneth Peterson, capo dipartimento delle sceneggiature agli Studi Disney, e Carl Barks, l’uomo dei paperi, dove per circa cinque mesi hanno cercato una storia adatta per un possibile cortometraggio con Paperone e il nipote Paperino. A Peterson non sfuggì l’enorme successo che riscontrava lo Zione nei fumetti, e quando decise di scrivere a Barks era il 4 gennaio 1955. Si legge, fra l’altro: “Se sei interessato a questa idea e sei in grado di lavorare al di fuori dei termini del tuo contratto con Whitman, per favore fammi sapere. Altrimenti, apprezzerò anche di avere una linea guida da te in modo da farla conoscere al reparto [di animazione]”.
La risposta di Barks non si fece attendere, e dopo solo sei giorni inviò nove pagine manoscritte di una possibile idea con a seguito note e schizzi da poter utilizzare. Nelle parole di Barks, “Il tema su cui si basa la vicenda è quello del contrasto tra la vita semplice e serena del moderno lavoratore (Paperino) e quella completamente opposta del suo capo (Zio Paperone)”.
Ed è questa la sinossi tradotta (riproduciamo alcuni rari sketch realizzati apposta da Barks):

“La scena inizia con Paperino nel suo letto, circondato da qualsiasi comodità moderna. Quando suona la sveglia si limita a spingere qualche pulsante e la colazione gli viene servita a letto. Non ha neanche bisogno di alzarsi per mangiare.
Si dirige al lavoro (mentre il narratore chiarisce il fatto che egli sia completamente assicurato in caso di malattia, e che un'altra assicurazione gli coprirebbe le spalle se dovesse perdere il lavoro. Egli è ben pasciuto e sereno). Lavora nel deposito di Zio Paperone dove gestisce una macchina di smistamento di monete automatica, per cui l’unica cosa che il papero ha da fare è starsene seduto su una sedia a fischiettare. Le monete che saltano fuori dai tubi della macchinario atterrano nei rispettivi compartimenti a tempo di musica.
Zio Paperone è un capo serio e indaffarato, concentrato sui suoi registri contabili. Ma ha comunque modo di tenere le orecchie tese e controllare che Paperino mantenga sempre lo stesso ritmo di lavoro. Zio Paperone si assicura inoltre che Paperino non lasci il posto di lavoro neanche un secondo prima della campana di mezzogiorno. 
Per mostrare quanto veramente sia agiata la vita del lavoratore, Paperino riscatta la paga del mattino mentre va a pranzare, e paga un venditore di auto di una lussuosa concessionaria con parte dei soldi riscossi. Ancora tre settimane e potrà permettersi di uscire da li con una piccola macchina sportiva rossa fiammante. Paperino mangia il suo pranzo in un cafe affollato e rumoroso, con un jukebox che salta e spara musica. Un posto allegro, pieno di sorrisi e risate, corredato di un cuoco che afferma che le persone felici e senza preoccupazioni hanno meno problemi di digestione. Un altro punto a favore per il lavoratore.
Al contrario, il pranzo frugale di Zio Paperone, fatto di cracker e formaggio comprati all’ingrosso, appare molto più cupo. Ma Zio Paperone ha sue buone ragioni per mangiare in modo cosi parsimonioso. Lui risparmia. Anche lui è stato giovane come Paperino, certo. Ma ha sempre risparmiato i suoi soldi e guardate cosa ne ha ricavato - tre ettari cubi della proprietà. 

Prima che Zio Paperone inizi a mangiare il formaggio, deve ascoltare la radio... Si sa, i pezzi grossi devono sempre essere al corrente delle novità... La radio però annuncia che la città è stata assediata da una colonia di ratti. Zio Paperone è fuori di sé. La sua più grande paura è che i ratti riescano ad entrare nel deposito e mangiarsi miliardi di dollari in contanti. Zio Paperone barrica le finestre e blocca le porte. Si siede sul pavimento terrorizzato, ma prima che riesca ad addentare il formaggio viene assediato da un ratto determinato a rubargli il cibo. Il ratto scuote le imposte, bussa alla porta e prova ad entrare per tentativi all’interno dell'edificio. Intanto Zio Paperone tenta di mandar giù il pranzo come meglio può, mostrando il contrasto tra la sua tormentata pausa pranzo e quella del suo fortunato impiegato, che invece balla a tempo di musica su uno sgabello.

Il ratto riesce ad entrare, e qui inizia una sostenuta battaglia fra i due personaggi. Zio Paperone mette all’angolo il ratto e sta per sparargli, ma il ratto si impadronisce di una banconota e la mostra a Paperone, che toglie la sicura all’arma. Il ratto guarda il valore della banconota e la getta via e ne prende un’altra ben più sostanziosa. Zio Paperone abbassa lo sguardo sotto la canna del fucile, vede la scritta “10,000$” e impazzisce.
Non può sparare a una banconota da 10,000$, così mette da parte l’arma e tenta di colpire il ratto, che per tutta risposta si mette la banconota tra i denti, minacciando Paperone di mangiarsela. Paperone è impietrito. Il ratto percepisce l'enorme potere che ha su Paperone con quella banconota tra le mani. 
Non ha che da fare un cenno e Paperone sarà costretto a ordinare del formaggio.
Ma il ratto subito abusa di questo potere. Costringe Paperone a portargli formaggi dopo formaggi, una scelta di Roquefort, Camembert e fini formaggi svizzeri, che il ratto però rifiuta perché troppo scadenti per il suo palato raffinato. Alla fine Paperone ha da ordinare il formaggio più costoso del mondo, l’ODORA DI PUNGENTO, che gli viene portato direttamente dalla grotta di montagna con una macchina blindata e servito al ratto su un cuscino di velluto accompagnato da squilli di trombe. Ciò soddisfa il ratto che si prepara da intenditore per gustarsi questo lusso. Zio Paperone intanto sguinzaglia la sua calcolatrice e controlla l'ammontare della spesa. 
Tanti soldi per il formaggio, altrettanti per la macchina blindata, per il cuscino di velluto, la paga dei trombettisti, ecc... Il totale è di diecimila dollari e UN CENTESIMO! Ruba il formaggio da sotto il naso del ratto, “Riprendetevelo”, dice al formaggiaio, “È più economico lasciargli mangiare i soldi”.
Paperone qui rasenta quasi la follia, sbraita e starnazza e caccia fuori il ratto che ritorna nel duo bidone della spazzatura, felice di ritornare alla sua vita.
Paperino torna sereno al lavoro, allegro, con lo stomaco ben pieno. Paperone, collerico e starnazzante, beve della soda e lo scruta con profonda invidia. Dal commento del narratore, l'operaio l’ha avuta vinta”.


In questa lunga missiva del 10 gennaio ’55, Barks scriveva chiaramente che qualora non sarebbe diventato un cartone animato, si prendeva la libertà di farne una storia a fumetti, per quanto l’idea ricordasse una sua recente pubblicazione, “Too Safe Safe” (Paperino e l’impervi-cera, pubblicata sul numero 171 di Walt Disney’s Comics and Stories, dicembre 1954), e il macchinario che smistava i soldi sarà la base della copertina che Barks realizzerà per il numero 10 di “Uncle Scrooge” (giugno 1955), che riportiamo qui sotto.
Peterson scrive una nuova lettera a Barks il 14 febbraio. Barks aveva da poco visitato gli Studi Disney e visto degli storyboards di Paperone e Paperino. È evidente, dalla lettera di Peterson, che la sinossi di Barks non era stata rispettata: “Stiamo ancora lavorando all’idea di Paperone e Paperino che avevamo sul tavolo nel momento in cui sei stato qui. Speriamo di modellare questa storia per un primo sforzo. Potremmo ancora essere interessati ad utilizzare la tua storia successivamente”. Gli Studi avrebbero lavorato alla storia ancora per un mese, o giù di lì, prima di lasciarla a Barks per un eventuale fumetto; ma solo dopo 4 mesi, il potenziale progetto di avere come star Paperone in un cartone animato viene definitivamente annullato con questa lettera da Peterson, datata 6 maggio 1955.
Siamo sempre più coinvolti nel nostro programma televisivo, e la possibilità di fare un cortometraggio di Paperone sembra essere sempre più remota. In queste circostanze, ti rimandiamo il materiale su Paperone che ci hai presentato, che probabilmente potresti utilizzarlo nel tuo lavoro di fumetto come mi hai detto”.
L’impegno degli Studi con la tv stava diventando effettivamente intenso, ma è più probabile che gli animatori non sapessero come realizzare una storia con un personaggio così arcigno ed avaro, e con una evidente difficoltà di trovare la voce più adatta. Inoltre è fondamentale ricordare che nel 1955, solo la serie con Paperino aveva continuato a produrre dei cortometraggi, mentre Topolino e Pippo erano fuori dalla partita da due-tre anni: in quell’anno, solo quattro cartoni saranno prodotti con Donald. La stagione dei “corti” era giunta ormai alla chiusura.
Zio Paperone dovrà aspettare dodici anni, e senza Barks, prima di debuttare nel cinema, con il corto Scrooge McDuck and Money (1967), seguito, un altro decennio dopo, da Mickey’s Christmas Carol (1983).
Sì, una certa licenza artistica..
Anche se suggerito più volte da Peterson, il grande Barks non ne fece mai una storia a fumetti. Per nostra fortuna, i disegnatori di fumetti sono anche grandi appassionati, per questo anche se non vide la luce su pellicola, ha ispirato ben due storie: Zio Paperone e il riscatto del roditore (scritta e disegnata dal danese Daan Jippes; 2002) e Zio Paperone e l’invasione di topi (scritta da Geoffrey Blum, come si è visto un grande appassionato di Barks, e disegnata da Massimo Fecchi; 2004).
A riguardo Scrooge McDuck and Money e l’incapacità degli animatori Disney nel realizzare un cartone animato con zio Paperone, c’è una curiosa postilla che riguarda proprio Barks: il 14 settembre 1967, il regista George R. Sherman gli inviò di quel corto un “cel”, uno dei fogli usati dalla produzione per sovrapporre l’animazione, con la nota, “Non dirlo in giro, ma penso che il tuo Paperone sia il migliore di tutti quelli realizzati dal nostro staff d’animatori”. Oggi sopravvive qualche originale foglio di cel con la firma di Barks, probabilmente questo che pubblichiamo è quello che ricevette da Sherman.
foglio di cel firmato da Barks
In effetti, dal punto di vista dell’animazione, il Paperone di quel corto era spigoloso e ben diverso da quello barksiano e di qualunque altro fumetto dell’epoca. Responsabile dell’animazione di quel corto fu Ward Kimball, una leggenda dei cartoni animati e uno dei Nine Old Men (come furono battezzati i nove animatori storici della Disney). Intervistato nell’agosto del 1985 da Geoffrey Blum, Kimball rivelò di non aver mai dato peso al mondo dei fumetti Disney, tanto da rimanere sorpreso quando gli venne detto che Barks era uno dei migliori artisti di quel campo. Quando cominciò a studiarne lo stile e l’incredibile immaginazione delle storie che il grande Carl scriveva, notò come in Scrooge McDuck and Money tutto questo non c’era. E disegnando per la prima volta Paperone per un cartoon, si limitò a trasformare Paperino con una tuba e un vestito diverso.
Facendo un po’ di mea culpa, ammise che il problema maggiore era l’assenza di humour, e che per la prima volta un personaggio Disney venne trasportato nei cartoon dopo la sua nascita nei fumetti. Per questo, Kimball e il suo staff non riuscirono il colpaccio, per quanto sia un corto delizioso, e mostrarono come all’epoca nessuno riuscì a cogliere il vero lato del personaggio di Paperone.
(sono grato alla mia amica Chiara Mauli per l'insostituibile aiuto nella traduzione dall'inglese).

mercoledì 12 luglio 2017

Paperone parla francese

Torniamo a parlare di Paperone e il denaro, il cortometraggio del 1967 dove debuttò il famoso personaggio creato da Carl Barks. Dimenticato dalla Disney, è un documento rarissimo e in recenti post avevo confermato che arrivò in Italia doppiato ma con poche speranze di trovarne una copia intera: dapprima in televisione, nel 1975, e poi nel cinema due anni dopo, la prima voce di Paperone è ancora difficile da scovare nonostante i pezzi in italiano che ho potuto recuperare. In attesa, ho scovato questa copia francese su youtube, di una qualità migliore e sopratutto con i titoli di testa in francese. Il titolo è Picsou Banquier, e la voce di Paperone è di Roger Carel, uno dei più noti doppiatori francesi (ha prestato la sua voce a Peter Sellers, Peter Ustinov, Jack Lemmon, Dom De Luise, persino a Jerry Lewis, negli anni Ottanta).


martedì 4 luglio 2017

Mostruosamente comico

È morto all’età di 84 anni Paolo Villaggio. Era ricoverato da qualche giorno all’Ospedale Gemelli di Roma quando questa mattina è giunta la triste notizia.


Diciamolo, è un tragico lunedì. Noi siamo convinti che i comici non debbano morire mai, e Paolo Villaggio era francamente uno di quelli che avremmo voluto al nostro fianco ancora per molto tempo. Fisicamente più debole, ma lucido e perfido come sempre, aspettavamo le sue interviste soprattutto quelle televisive per avere una visione della nostra quotidianità, sempre più mostruosa, da parte di chi, come lui, ha saputo prendere la parte grottesca della nostra vita e trasformarlo in un personaggio che ha fatto e farà epoca: Fantozzi.

Lo sfortunato ragioniere, alla timida ricerca di un riscatto personale (formula che si ripeterà spesso negli altri film di Paolo Villaggio), può essere considerata l’ultima maschera del cinema italiano. “Fantozziano” e “Fantozzesco” sono finiti nel dizionario italiano. Non solo. Quando Villaggio vinse il Leone d’Oro alla Carriera nel 1993, la critica glielo consegnò per i film con Fellini, Olmi, la Wertmuller, ma il pubblico sapeva bene la verità: era una scusa per ringraziarlo di Fracchia e Fantozzi. E che comunque non era poco.

A distanza di oltre 40 anni dal primo film della saga, Paolo Villaggio sapeva bene che l’italiano era peggiorato, e chi scrive ha avuto la fortuna (o sfortuna) di fare un lavoro impiegatizio per diverso tempo in una grande società italiana: la mediocrità dell’impiegato, servile e vigliacco, l’arrivismo dei superiori, lo sfruttamento dei potenti, le squallide colleghe alla disperata ricerca della bellezza perduta, le famose Miss Quarto Piano, non erano affatto una invenzione di Villaggio. La sua originalità – e genialità assoluta – è stato creare un personaggio che riunisse tutto questo con un omaggio alla farsa classica mescolata con i tragici personaggi di Cechov.

clamoroso flano, 22 aprile 1975
Paolo Villaggio conosceva bene tutto questo: nato a Genova nel 1932, dopo le scuole entrò alla società Italsider dove fece carriera fino ad arrivare al ruolo di responsabile del personale; amava raccontare che la lotta al potere più miserabile l’ha visto con i suoi occhi, quando i direttori gli chiedevano di misurare le pareti mobili dei loro uffici, furtivamente spostate dagli altri superiori, alla ricerca dell’ufficio mobile più grande. È stato quando organizzava le serate natalizie aziendali, trasformate in veri spettacoli, che scoprì di avere un talento per l’intrattenimento e per la comicità: da presentatore passò brevemente ad attore, portando in un locale di Roma “Sette per otto” questo personaggio chiamato “Fantocci”, trasformato poi in “Fantozzi”. Quel locale era gestito da Maurizio Costanzo: visto il grande successo ottenuto, a Villaggio gli offrono di presentare un nuovo programma domenicale sulla RAI, e lui accetta portandosi Costanzo come autore.

Con “Quelli della domenica”, 1968, assieme a due sconosciuti che si chiamavano in arte Cochi e Renato, stravolsero i ritmi e la comicità televisiva, e Villaggio schiaccia tutti con la popolarità insultando le anziane fra il pubblico e con un personaggio aggressivo, ma divertentissimo: il professor Kranz, fantasista tedesco sfigato e pusillanime. Col successo in TV – e nel cabaret, passando al Derby Club di Milano invitato da Cochi e Renato – Villaggio viene convinto da Rizzoli a raccogliere i racconti di Fantozzi che scrive sull’Europeo in un libro. “Fantozzi” esce nel 1972 e vende un milione e mezzo di copie.


Intanto come attore si fa notare con Monicelli nel “Brancaleone alle crociate” (1970), “Senza famiglia, nullatenenti cercano affetto” (1972), di e con Vittorio Gassman, “Che c’entriamo noi con la rivoluzione?” (1972), regia di Sergio Corbucci, sempre in coppia con Gassman, che diventerà suo grande amico nella vita. Poi Rizzoli capisce che Fantozzi ha del potenziale e propone a Villaggio di farne un film: affiancato da Benvenuti e De Bernardi, due sceneggiatori straordinari del nostro cinema, chiama Luciano Salce come regista e assieme tirano su un cast di spalle straordinario, da Liù Bosisio, come la signora Pina, Gigi Reder, ragionier Filini, Anna Mazzamauro, la signorina Silvani, a Giuseppe Anatrelli, come il collega Calboni.

Il film esce a Pasqua del 1975 e ottiene un successo incredibile. Da quel momento, ne verranno girati altri nove, fino al 1999: i primi quattro, due diretti da Luciano Salce, e gli altri da Neri Parenti, regista quasi privato per un decennio, sono assolutamente da antologia. Anzi, al parere di chi scrive e che li ha rivisti al cinema quando sono stati (fortunatamente) riproposti in occasione del quarantesimo anniversario, i primi due sono due capolavori assoluti del cinema comico italiano. Il film esce, e gli dicono: “Villaggio, fai quello che vuoi”.

Da lì parte una carriera che si alternerà ai Fantozzi con altri film non sempre riusciti, ad eccezione di quelli diretti da Luciano Salce, come “Il Belpaese” (1977), e anche di Steno, come “Dottor Jekyll e gentile signora” (1979), il quasi gemello Fracchia in un memorabile “Fracchia la belva umana” (1980), e anche di quelli corali al quale Villaggio si prestava per bieco interesse monetario, come “Scuola di ladri”, “I pompieri”, “Grandi magazzini”.

set de Le comiche, 1990, con Renato Pozzetto.
Il suo grande talento lo sprecherà riciclando situazioni fantozziane, e raschiando il barile delle situazioni comiche (come appunto la saga delle “Comiche”, in coppia con Renato Pozzetto) arriverà ad un punto dove si trasforma nel grande clown recuperato dai grandi registi. Uno che amava molto i comici, Federico Fellini, lo mette assieme a Roberto Benigni per fare il punto della situazione del gran caos degli anni ’90: con coraggio, ascoltano la “Voce della luna” (1990) rivelando al pubblico di essere grandi attori. È pioggia di premi, ma anche di risentimenti da parte degli altri colleghi poco premiati – storico Alberto Sordi che gli lanciò una fucilata dicendo “Ma quale carriera, ha fatto solo Fantozzi…” – ma lui se la gode e si regala anche un maestoso “Avaro” di Moliere a teatro.

La carriera di Paolo Villaggio è lunga, fatta anche di soddisfazioni anche come paroliere, lui che era un amico fraterno di Fabrizio De André gli scrisse “Carlo Martello” e “Il fannullone”, scrittore, presentatore (sapevate che condusse un Sanremo con Bongiorno?), ma anche opinionista, lui che era a sinistra del Partito Comunista Cinese, sempre beffardo e dissacratore. Ora Fantozzi è andato in Paradiso, come da sua richiesta sarà bollito, e poi conoscerà finalmente il Mega Direttore Galattico, l’Assoluto. 
Basta così, oggi è un tragico lunedì, e ci siamo svegliati tutti ragionieri.

(Articolo apparso ieri su Sagoma)

mercoledì 28 giugno 2017

Il titolo: l'omaggio alle antologie di una volta

i titoli di testa, dalla VHS della M&R Film
Dietro ad un nome di un blog come questo c’è una storia che credo debba essere raccontata. Ai tempi della fondazione, nel 2011, pensai a lungo come intitolarlo ragionando sulla mia cinefilia ed ai miei titoli preferiti: pensai subito a Il dottor Stranamore di Kubrick ma pensai che gli imbecilli l’avrebbero preso per un sito omaggio ad Alberto Castagna, poi stavo mettendo nero su bianco un titolo banalissimo come The Kings of Comedy – mezza citazione del titolo originale del film Re per una notte, di Scorsese – quando mi balzò in mente Il magro, il grasso, il cretino.
Questo titolo trasuda storia del cinema

fotobusta originale
Era un film di montaggio italiano di comiche con Laurel e Hardy, realizzato nel 1970 dalla Ata Trading Corp e distribuito dalla Rialto Film nello stesso anno. Conteneva almeno due gioielli comici come Helpmates (Tutto in ordine, 1931) e Them Thar Hills (Vita di campagna, 1934), seguiti da The Fixer Uppers (Gelosia, 1935) e Their First Mistake (Una idea geniale, 1932): per l’occasione vennero doppiati dalla ditta S.A.S. con le voci di Franco Latini e Carlo Croccolo nei panni rispettivamente di Stanlio e Ollio. Le antologie dei loro cortometraggi erano state realizzate sin dai primi anni Trenta come espediente per inserire Stan e Oliver nei programmi di prima visione che contenevano i lungometraggi, ottenendo un notevole successo e diffusione dei loro corti più famosi; alcuni titoli sono rimasti anche famosi, come Piano…forte, Lui e l’altro, Non andiamo a lavorare, e poi i vari più generici come Stanlio e Ollio in vacanza, Eroi del circo, Alla riscossa etc. 
Quello che scelsi era uno degli ultimi ad uscire nei cinema italiani, per il quale i distributori sfruttarono gli ultimi lampi del genere western all’italiana storpiando i titoli di Sergio Leone: da Il buono, il brutto, e il cattivo, a Per qualche dollaro in più (che diventò, in un’altra antologia laurelhardiana, Per qualche merendina in più). E dire che non era neanche una spiritosaggine così originale: Franco e Ciccio avevano già sfornato i vari Per un pugno nell’occhio (1965), Il Bello, il brutto, il cretino (1967), Ciccio perdona, io no (1968)..
L’unica differenza fondamentale è che manifesti e titolo non c’entravano niente con il contenuto dei film inseriti, senza nulla togliere al genio creativo di Mario Piovano, autore dei disegni di Stanlio e Ollio alle prese con le pistole o con qualche brutto ceffo. Storicamente, L&H incontrarono il genere western solo una volta, con una gustosissima parodia del 1937, Way Out West (noto in Italia come I fanciulli del West o Gli allegri vagabondi), a mia opinione uno dei loro film migliori. Questi continui riferimenti al vecchio west sarebbero piaciuti molto a Stan Laurel, lui che era così appassionato del genere e che ne produsse alcuni di serie B con l’attore Fred Scott – alcuni di questi usciti persino in Italia.