mercoledì 2 agosto 2017

Paperone sul grande schermo

Gli appassionati di fumetti Disney, specialmente quelli con protagonista Zio Paperone, sanno benissimo che le basi del personaggio e di tutto il mondo dei Paperi sono opera di uno dei più grandi geni dello scorso secolo: Carl Barks. E come molti di loro, me incluso, si saranno chiesti come mai le straordinarie avventure di Paperone e soci non hanno mai avuto una trasposizione cinematografica al tempo che Barks era in piena attività (dagli anni ’40 al 1967, anno del suo voluto pensionamento), e abbiamo dovuto aspettare la fine degli anni ’80 per vederlo finalmente in azione con la storica serie televisiva Ducktales. Anche se spesso l’animazione non era il massimo, e le storie a volte cadevano nella ingenuità imbarazzante, le Ducktales sono rimaste nel nostro cuore -  anche se avevano curiosamente tagliato quasi fuori il personaggio di Paperino – e gli esperti avevano riconosciuto alcuni soggetti ispirati direttamente dai fumetti di Barks. Ora, trent’anni dopo, la serie torna in televisione con uno stile completamente rivisto e che stiamo tutti aspettando di vedere. Il 12 agosto, su DisneyXD, saremo lì.
La risposta alla domanda su un mancato cartone animato di Paperone ai tempi del boom nei fumetti c’è, ed è piuttosto sconcertante. Almeno, anche se mi risulta essere stata raccontata in italiano molto brevemente da Alberto Becattini (sul n.47 della collana La grande dinastia dei paperi), c’è un bell’articolo di Geoffrey Blum e Thomas Andrae apparso sul numero due della collana (dal titolo interminabile) The Carl Barks Library of Walt Disney's Uncle Scrooge One Pagers in Color (Agosto 1992, qui a destra), e che si intitola semplicemente Scrooge on the Screen.
L’articolo di nove pagine contiene soprattutto tutto quello che sopravvive di una corrispondenza fra  Jack Kenneth Peterson, capo dipartimento delle sceneggiature agli Studi Disney, e Carl Barks, l’uomo dei paperi, dove per circa cinque mesi hanno cercato una storia adatta per un possibile cortometraggio con Paperone e il nipote Paperino. A Peterson non sfuggì l’enorme successo che riscontrava lo Zione nei fumetti, e quando decise di scrivere a Barks era il 4 gennaio 1955. Si legge, fra l’altro: “Se sei interessato a questa idea e sei in grado di lavorare al di fuori dei termini del tuo contratto con Whitman, per favore fammi sapere. Altrimenti, apprezzerò anche di avere una linea guida da te in modo da farla conoscere al reparto [di animazione]”.
La risposta di Barks non si fece attendere, e dopo solo sei giorni inviò nove pagine manoscritte di una possibile idea con a seguito note e schizzi da poter utilizzare. Nelle parole di Barks, “Il tema su cui si basa la vicenda è quello del contrasto tra la vita semplice e serena del moderno lavoratore (Paperino) e quella completamente opposta del suo capo (Zio Paperone)”.
Ed è questa la sinossi tradotta (riproduciamo alcuni rari sketch realizzati apposta da Barks):

“La scena inizia con Paperino nel suo letto, circondato da qualsiasi comodità moderna. Quando suona la sveglia si limita a spingere qualche pulsante e la colazione gli viene servita a letto. Non ha neanche bisogno di alzarsi per mangiare.
Si dirige al lavoro (mentre il narratore chiarisce il fatto che egli sia completamente assicurato in caso di malattia, e che un'altra assicurazione gli coprirebbe le spalle se dovesse perdere il lavoro. Egli è ben pasciuto e sereno). Lavora nel deposito di Zio Paperone dove gestisce una macchina di smistamento di monete automatica, per cui l’unica cosa che il papero ha da fare è starsene seduto su una sedia a fischiettare. Le monete che saltano fuori dai tubi della macchinario atterrano nei rispettivi compartimenti a tempo di musica.
Zio Paperone è un capo serio e indaffarato, concentrato sui suoi registri contabili. Ma ha comunque modo di tenere le orecchie tese e controllare che Paperino mantenga sempre lo stesso ritmo di lavoro. Zio Paperone si assicura inoltre che Paperino non lasci il posto di lavoro neanche un secondo prima della campana di mezzogiorno. 
Per mostrare quanto veramente sia agiata la vita del lavoratore, Paperino riscatta la paga del mattino mentre va a pranzare, e paga un venditore di auto di una lussuosa concessionaria con parte dei soldi riscossi. Ancora tre settimane e potrà permettersi di uscire da li con una piccola macchina sportiva rossa fiammante. Paperino mangia il suo pranzo in un cafe affollato e rumoroso, con un jukebox che salta e spara musica. Un posto allegro, pieno di sorrisi e risate, corredato di un cuoco che afferma che le persone felici e senza preoccupazioni hanno meno problemi di digestione. Un altro punto a favore per il lavoratore.
Al contrario, il pranzo frugale di Zio Paperone, fatto di cracker e formaggio comprati all’ingrosso, appare molto più cupo. Ma Zio Paperone ha sue buone ragioni per mangiare in modo cosi parsimonioso. Lui risparmia. Anche lui è stato giovane come Paperino, certo. Ma ha sempre risparmiato i suoi soldi e guardate cosa ne ha ricavato - tre ettari cubi della proprietà. 

Prima che Zio Paperone inizi a mangiare il formaggio, deve ascoltare la radio... Si sa, i pezzi grossi devono sempre essere al corrente delle novità... La radio però annuncia che la città è stata assediata da una colonia di ratti. Zio Paperone è fuori di sé. La sua più grande paura è che i ratti riescano ad entrare nel deposito e mangiarsi miliardi di dollari in contanti. Zio Paperone barrica le finestre e blocca le porte. Si siede sul pavimento terrorizzato, ma prima che riesca ad addentare il formaggio viene assediato da un ratto determinato a rubargli il cibo. Il ratto scuote le imposte, bussa alla porta e prova ad entrare per tentativi all’interno dell'edificio. Intanto Zio Paperone tenta di mandar giù il pranzo come meglio può, mostrando il contrasto tra la sua tormentata pausa pranzo e quella del suo fortunato impiegato, che invece balla a tempo di musica su uno sgabello.

Il ratto riesce ad entrare, e qui inizia una sostenuta battaglia fra i due personaggi. Zio Paperone mette all’angolo il ratto e sta per sparargli, ma il ratto si impadronisce di una banconota e la mostra a Paperone, che toglie la sicura all’arma. Il ratto guarda il valore della banconota e la getta via e ne prende un’altra ben più sostanziosa. Zio Paperone abbassa lo sguardo sotto la canna del fucile, vede la scritta “10,000$” e impazzisce.
Non può sparare a una banconota da 10,000$, così mette da parte l’arma e tenta di colpire il ratto, che per tutta risposta si mette la banconota tra i denti, minacciando Paperone di mangiarsela. Paperone è impietrito. Il ratto percepisce l'enorme potere che ha su Paperone con quella banconota tra le mani. 
Non ha che da fare un cenno e Paperone sarà costretto a ordinare del formaggio.
Ma il ratto subito abusa di questo potere. Costringe Paperone a portargli formaggi dopo formaggi, una scelta di Roquefort, Camembert e fini formaggi svizzeri, che il ratto però rifiuta perché troppo scadenti per il suo palato raffinato. Alla fine Paperone ha da ordinare il formaggio più costoso del mondo, l’ODORA DI PUNGENTO, che gli viene portato direttamente dalla grotta di montagna con una macchina blindata e servito al ratto su un cuscino di velluto accompagnato da squilli di trombe. Ciò soddisfa il ratto che si prepara da intenditore per gustarsi questo lusso. Zio Paperone intanto sguinzaglia la sua calcolatrice e controlla l'ammontare della spesa. 
Tanti soldi per il formaggio, altrettanti per la macchina blindata, per il cuscino di velluto, la paga dei trombettisti, ecc... Il totale è di diecimila dollari e UN CENTESIMO! Ruba il formaggio da sotto il naso del ratto, “Riprendetevelo”, dice al formaggiaio, “È più economico lasciargli mangiare i soldi”.
Paperone qui rasenta quasi la follia, sbraita e starnazza e caccia fuori il ratto che ritorna nel duo bidone della spazzatura, felice di ritornare alla sua vita.
Paperino torna sereno al lavoro, allegro, con lo stomaco ben pieno. Paperone, collerico e starnazzante, beve della soda e lo scruta con profonda invidia. Dal commento del narratore, l'operaio l’ha avuta vinta”.


In questa lunga missiva del 10 gennaio ’55, Barks scriveva chiaramente che qualora non sarebbe diventato un cartone animato, si prendeva la libertà di farne una storia a fumetti, per quanto l’idea ricordasse una sua recente pubblicazione, “Too Safe Safe” (Paperino e l’impervi-cera, pubblicata sul numero 171 di Walt Disney’s Comics and Stories, dicembre 1954), e il macchinario che smistava i soldi sarà la base della copertina che Barks realizzerà per il numero 10 di “Uncle Scrooge” (giugno 1955), che riportiamo qui sotto.
Peterson scrive una nuova lettera a Barks il 14 febbraio. Barks aveva da poco visitato gli Studi Disney e visto degli storyboards di Paperone e Paperino. È evidente, dalla lettera di Peterson, che la sinossi di Barks non era stata rispettata: “Stiamo ancora lavorando all’idea di Paperone e Paperino che avevamo sul tavolo nel momento in cui sei stato qui. Speriamo di modellare questa storia per un primo sforzo. Potremmo ancora essere interessati ad utilizzare la tua storia successivamente”. Gli Studi avrebbero lavorato alla storia ancora per un mese, o giù di lì, prima di lasciarla a Barks per un eventuale fumetto; ma solo dopo 4 mesi, il potenziale progetto di avere come star Paperone in un cartone animato viene definitivamente annullato con questa lettera da Peterson, datata 6 maggio 1955.
Siamo sempre più coinvolti nel nostro programma televisivo, e la possibilità di fare un cortometraggio di Paperone sembra essere sempre più remota. In queste circostanze, ti rimandiamo il materiale su Paperone che ci hai presentato, che probabilmente potresti utilizzarlo nel tuo lavoro di fumetto come mi hai detto”.
L’impegno degli Studi con la tv stava diventando effettivamente intenso, ma è più probabile che gli animatori non sapessero come realizzare una storia con un personaggio così arcigno ed avaro, e con una evidente difficoltà di trovare la voce più adatta.
Zio Paperone dovrà aspettare dodici anni, e senza Barks, prima di debuttare nel cinema, con il corto Scrooge McDuck and Money (1967), seguito, un altro decennio dopo, da Mickey’s Christmas Carol (1983).
Sì, una certa licenza artistica..
Anche se suggerito più volte da Peterson, il grande Barks non ne fece mai una storia a fumetti. Per nostra fortuna, i disegnatori di fumetti sono anche grandi appassionati, per questo anche se non vide la luce su pellicola, ha ispirato ben due storie: Zio Paperone e il riscatto del roditore (scritta e disegnata dal danese Daan Jippes; 2002) e Zio Paperone e l’invasione di topi (scritta da Geoffrey Blum, come si è visto un grande appassionato di Barks, e disegnata da Massimo Fecchi; 2004).
A riguardo Scrooge McDuck and Money e l’incapacità degli animatori Disney nel realizzare un cartone animato con zio Paperone, c’è una curiosa postilla che riguarda proprio Barks: il 14 settembre 1967, il regista George R. Sherman gli inviò di quel corto un “cel”, uno dei fogli usati dalla produzione per sovrapporre l’animazione, con la nota, “Non dirlo in giro, ma penso che il tuo Paperone sia il migliore di tutti quelli realizzati dal nostro staff d’animatori”. Oggi sopravvive qualche originale foglio di cel con la firma di Barks, probabilmente questo che pubblichiamo è quello che ricevette da Sherman.
foglio di cel firmato da Barks
In effetti, dal punto di vista dell’animazione, il Paperone di quel corto era spigoloso e ben diverso da quello barksiano e di qualunque altro fumetto dell’epoca. Responsabile dell’animazione di quel corto fu Ward Kimball, una leggenda dei cartoni animati e uno dei Nine Old Men (come furono battezzati i nove animatori storici della Disney). Intervistato nell’agosto del 1985 da Geoffrey Blum, Kimball rivelò di non aver mai dato peso al mondo dei fumetti Disney, tanto da rimanere sorpreso quando gli venne detto che Barks era uno dei migliori artisti di quel campo. Quando cominciò a studiarne lo stile e l’incredibile immaginazione delle storie che il grande Carl scriveva, notò come in Scrooge McDuck and Money tutto questo non c’era. E disegnando per la prima volta Paperone per un cartoon, si limitò a trasformare Paperino con una tuba e un vestito diverso.
Facendo un po’ di mea culpa, ammise che il problema maggiore era l’assenza di humour, e che per la prima volta un personaggio Disney venne trasportato nei cartoon dopo la sua nascita nei fumetti. Per questo, Kimball e il suo staff non riuscirono il colpaccio, per quanto sia un corto delizioso, e mostrarono come all’epoca nessuno riuscì a cogliere il vero lato del personaggio di Paperone.
(sono grato alla mia amica Chiara Mauli per l'insostituibile aiuto nella traduzione dall'inglese).

mercoledì 12 luglio 2017

Paperone parla francese

Torniamo a parlare di Paperone e il denaro, il cortometraggio del 1967 dove debuttò il famoso personaggio creato da Carl Barks. Dimenticato dalla Disney, è un documento rarissimo e in recenti post avevo confermato che arrivò in Italia doppiato ma con poche speranze di trovarne una copia intera: dapprima in televisione, nel 1975, e poi nel cinema due anni dopo, la prima voce di Paperone è ancora difficile da scovare nonostante i pezzi in italiano che ho potuto recuperare. In attesa, ho scovato questa copia francese su youtube, di una qualità migliore e sopratutto con i titoli di testa in francese. Il titolo è Picsou Banquier, e la voce di Paperone è di Roger Carel, uno dei più noti doppiatori francesi (ha prestato la sua voce a Peter Sellers, Peter Ustinov, Jack Lemmon, Dom De Luise, persino a Jerry Lewis, negli anni Ottanta).


martedì 4 luglio 2017

Mostruosamente comico

È morto all’età di 84 anni Paolo Villaggio. Era ricoverato da qualche giorno all’Ospedale Gemelli di Roma quando questa mattina è giunta la triste notizia.


Diciamolo, è un tragico lunedì. Noi siamo convinti che i comici non debbano morire mai, e Paolo Villaggio era francamente uno di quelli che avremmo voluto al nostro fianco ancora per molto tempo. Fisicamente più debole, ma lucido e perfido come sempre, aspettavamo le sue interviste soprattutto quelle televisive per avere una visione della nostra quotidianità, sempre più mostruosa, da parte di chi, come lui, ha saputo prendere la parte grottesca della nostra vita e trasformarlo in un personaggio che ha fatto e farà epoca: Fantozzi.

Lo sfortunato ragioniere, alla timida ricerca di un riscatto personale (formula che si ripeterà spesso negli altri film di Paolo Villaggio), può essere considerata l’ultima maschera del cinema italiano. “Fantozziano” e “Fantozzesco” sono finiti nel dizionario italiano. Non solo. Quando Villaggio vinse il Leone d’Oro alla Carriera nel 1993, la critica glielo consegnò per i film con Fellini, Olmi, la Wertmuller, ma il pubblico sapeva bene la verità: era una scusa per ringraziarlo di Fracchia e Fantozzi. E che comunque non era poco.

A distanza di oltre 40 anni dal primo film della saga, Paolo Villaggio sapeva bene che l’italiano era peggiorato, e chi scrive ha avuto la fortuna (o sfortuna) di fare un lavoro impiegatizio per diverso tempo in una grande società italiana: la mediocrità dell’impiegato, servile e vigliacco, l’arrivismo dei superiori, lo sfruttamento dei potenti, le squallide colleghe alla disperata ricerca della bellezza perduta, le famose Miss Quarto Piano, non erano affatto una invenzione di Villaggio. La sua originalità – e genialità assoluta – è stato creare un personaggio che riunisse tutto questo con un omaggio alla farsa classica mescolata con i tragici personaggi di Cechov.

clamoroso flano, 22 aprile 1975
Paolo Villaggio conosceva bene tutto questo: nato a Genova nel 1932, dopo le scuole entrò alla società Italsider dove fece carriera fino ad arrivare al ruolo di responsabile del personale; amava raccontare che la lotta al potere più miserabile l’ha visto con i suoi occhi, quando i direttori gli chiedevano di misurare le pareti mobili dei loro uffici, furtivamente spostate dagli altri superiori, alla ricerca dell’ufficio mobile più grande. È stato quando organizzava le serate natalizie aziendali, trasformate in veri spettacoli, che scoprì di avere un talento per l’intrattenimento e per la comicità: da presentatore passò brevemente ad attore, portando in un locale di Roma “Sette per otto” questo personaggio chiamato “Fantocci”, trasformato poi in “Fantozzi”. Quel locale era gestito da Maurizio Costanzo: visto il grande successo ottenuto, a Villaggio gli offrono di presentare un nuovo programma domenicale sulla RAI, e lui accetta portandosi Costanzo come autore.

Con “Quelli della domenica”, 1968, assieme a due sconosciuti che si chiamavano in arte Cochi e Renato, stravolsero i ritmi e la comicità televisiva, e Villaggio schiaccia tutti con la popolarità insultando le anziane fra il pubblico e con un personaggio aggressivo, ma divertentissimo: il professor Kranz, fantasista tedesco sfigato e pusillanime. Col successo in TV – e nel cabaret, passando al Derby Club di Milano invitato da Cochi e Renato – Villaggio viene convinto da Rizzoli a raccogliere i racconti di Fantozzi che scrive sull’Europeo in un libro. “Fantozzi” esce nel 1972 e vende un milione e mezzo di copie.


Intanto come attore si fa notare con Monicelli nel “Brancaleone alle crociate” (1970), “Senza famiglia, nullatenenti cercano affetto” (1972), di e con Vittorio Gassman, “Che c’entriamo noi con la rivoluzione?” (1972), regia di Sergio Corbucci, sempre in coppia con Gassman, che diventerà suo grande amico nella vita. Poi Rizzoli capisce che Fantozzi ha del potenziale e propone a Villaggio di farne un film: affiancato da Benvenuti e De Bernardi, due sceneggiatori straordinari del nostro cinema, chiama Luciano Salce come regista e assieme tirano su un cast di spalle straordinario, da Liù Bosisio, come la signora Pina, Gigi Reder, ragionier Filini, Anna Mazzamauro, la signorina Silvani, a Giuseppe Anatrelli, come il collega Calboni.

Il film esce a Pasqua del 1975 e ottiene un successo incredibile. Da quel momento, ne verranno girati altri nove, fino al 1999: i primi quattro, due diretti da Luciano Salce, e gli altri da Neri Parenti, regista quasi privato per un decennio, sono assolutamente da antologia. Anzi, al parere di chi scrive e che li ha rivisti al cinema quando sono stati (fortunatamente) riproposti in occasione del quarantesimo anniversario, i primi due sono due capolavori assoluti del cinema comico italiano. Il film esce, e gli dicono: “Villaggio, fai quello che vuoi”.

Da lì parte una carriera che si alternerà ai Fantozzi con altri film non sempre riusciti, ad eccezione di quelli diretti da Luciano Salce, come “Il Belpaese” (1977), e anche di Steno, come “Dottor Jekyll e gentile signora” (1979), il quasi gemello Fracchia in un memorabile “Fracchia la belva umana” (1980), e anche di quelli corali al quale Villaggio si prestava per bieco interesse monetario, come “Scuola di ladri”, “I pompieri”, “Grandi magazzini”.

set de Le comiche, 1990, con Renato Pozzetto.
Il suo grande talento lo sprecherà riciclando situazioni fantozziane, e raschiando il barile delle situazioni comiche (come appunto la saga delle “Comiche”, in coppia con Renato Pozzetto) arriverà ad un punto dove si trasforma nel grande clown recuperato dai grandi registi. Uno che amava molto i comici, Federico Fellini, lo mette assieme a Roberto Benigni per fare il punto della situazione del gran caos degli anni ’90: con coraggio, ascoltano la “Voce della luna” (1990) rivelando al pubblico di essere grandi attori. È pioggia di premi, ma anche di risentimenti da parte degli altri colleghi poco premiati – storico Alberto Sordi che gli lanciò una fucilata dicendo “Ma quale carriera, ha fatto solo Fantozzi…” – ma lui se la gode e si regala anche un maestoso “Avaro” di Moliere a teatro.

La carriera di Paolo Villaggio è lunga, fatta anche di soddisfazioni anche come paroliere, lui che era un amico fraterno di Fabrizio De André gli scrisse “Carlo Martello” e “Il fannullone”, scrittore, presentatore (sapevate che condusse un Sanremo con Bongiorno?), ma anche opinionista, lui che era a sinistra del Partito Comunista Cinese, sempre beffardo e dissacratore. Ora Fantozzi è andato in Paradiso, come da sua richiesta sarà bollito, e poi conoscerà finalmente il Mega Direttore Galattico, l’Assoluto. 
Basta così, oggi è un tragico lunedì, e ci siamo svegliati tutti ragionieri.

(Articolo apparso ieri su Sagoma)

mercoledì 28 giugno 2017

Il titolo: l'omaggio alle antologie di una volta

i titoli di testa, dalla VHS della M&R Film
Dietro ad un nome di un blog come questo c’è una storia che credo debba essere raccontata. Ai tempi della fondazione, nel 2011, pensai a lungo come intitolarlo ragionando sulla mia cinefilia ed ai miei titoli preferiti: pensai subito a Il dottor Stranamore di Kubrick ma pensai che gli imbecilli l’avrebbero preso per un sito omaggio ad Alberto Castagna, poi stavo mettendo nero su bianco un titolo banalissimo come The Kings of Comedy – mezza citazione del titolo originale del film Re per una notte, di Scorsese – quando mi balzò in mente Il magro, il grasso, il cretino.
Questo titolo trasuda storia del cinema

fotobusta originale
Era un film di montaggio italiano di comiche con Laurel e Hardy, realizzato nel 1970 dalla Ata Trading Corp e distribuito dalla Rialto Film nello stesso anno. Conteneva almeno due gioielli comici come Helpmates (Tutto in ordine, 1931) e Them Thar Hills (Vita di campagna, 1934), seguiti da The Fixer Uppers (Gelosia, 1935) e Their First Mistake (Una idea geniale, 1932): per l’occasione vennero doppiati dalla ditta S.A.S. con le voci di Franco Latini e Carlo Croccolo nei panni rispettivamente di Stanlio e Ollio. Le antologie dei loro cortometraggi erano state realizzate sin dai primi anni Trenta come espediente per inserire Stan e Oliver nei programmi di prima visione che contenevano i lungometraggi, ottenendo un notevole successo e diffusione dei loro corti più famosi; alcuni titoli sono rimasti anche famosi, come Piano…forte, Lui e l’altro, Non andiamo a lavorare, e poi i vari più generici come Stanlio e Ollio in vacanza, Eroi del circo, Alla riscossa etc. 
Quello che scelsi era uno degli ultimi ad uscire nei cinema italiani, per il quale i distributori sfruttarono gli ultimi lampi del genere western all’italiana storpiando i titoli di Sergio Leone: da Il buono, il brutto, e il cattivo, a Per qualche dollaro in più (che diventò, in un’altra antologia laurelhardiana, Per qualche merendina in più). E dire che non era neanche una spiritosaggine così originale: Franco e Ciccio avevano già sfornato i vari Per un pugno nell’occhio (1965), Il Bello, il brutto, il cretino (1967), Ciccio perdona, io no (1968)..
L’unica differenza fondamentale è che manifesti e titolo non c’entravano niente con il contenuto dei film inseriti, senza nulla togliere al genio creativo di Mario Piovano, autore dei disegni di Stanlio e Ollio alle prese con le pistole o con qualche brutto ceffo. Storicamente, L&H incontrarono il genere western solo una volta, con una gustosissima parodia del 1937, Way Out West (noto in Italia come I fanciulli del West o Gli allegri vagabondi), a mia opinione uno dei loro film migliori. Questi continui riferimenti al vecchio west sarebbero piaciuti molto a Stan Laurel, lui che era così appassionato del genere e che ne produsse alcuni di serie B con l’attore Fred Scott – alcuni di questi usciti persino in Italia.

mercoledì 14 giugno 2017

Bentornati a Paperopoli



Il mistero è risolto. Dopo una diretta live su facebook piuttosto strana con le riprese di tre recinti colme di papere reali, la Disney ha finalmente pubblicato l’articolo che stavamo aspettando. Ducktales ha finalmente una data. Annunciato per il mese di Luglio, slitta al 12 agosto la prima mondiale di questa serie che ritorna 30 anni dopo l’originale con un episodio di un’ora, per poi partire ufficialmente il prossimo 23 settembre con due episodi da mezz’ora ciascuno. La messa in onda a settembre non è casuale, perché proprio in quel mese nel lontano 1987 venne trasmesso il primo episodio della serie originale, The Treasure of the Golden Suns


Il primo episodio si intitolerà Woo-Hoo, citazione d’obbligo della canzone che anche nella nuovissima sigla è presente assieme ad una serie di citazioni barksiane nelle nuove avventure dei Paperi. Il tema musicale è scritto da Mark C. Mueller, la canzone è cantata da Felicia Barton (Dancing with the Stars) e prodotta dal vincitore di un Emmy Michael ‘Smidi’ Smith (Coldplay, Sia, Britney Spears) e dal compositore Dominic Lewis (Rough Night, Fist Fight). Il singolo sarà lanciato il 23 giugno dalla Walt Disney Records.
In questi giorni, la Disney aveva pubblicato sei video promozionali in occasione del compleanno di Paperino caduto il 9 giugno scorso, fondamentali per la presentazione di alcuni personaggi, come lo stesso Paperone, i nipoti, Gaia, Jet McQuack e ovviamente il papero più sfortunato del mondo.
Online i primi tre, mentre gli altri tre, sottotitolati in italiano dallo staff della Tana Del Sollazzo, sono disponibili nella loro pagina facebook.  


 Ricapitoliamo. Hanno fatto cantare la sigla al nuovo cast di voci originali. Poi è stato pubblicato un video promozionale. Segue un breve video dedicato a Paperino. Poi sei short sui personaggi, e ora la sigla. Cardiopalma puro, entusiasmo oltre le stelle, perplessità sincere sul restyling di alcuni personaggi (come Archimede e Cuordipietra Famedoro, trasformato in un abbacchio), grande attesa. Si lavora già alla seconda stagione. Magari ci scappa anche un film al cinema.


Ducktales torna su Disney XD il 12 agosto, poi la serie parte ufficialmente a settembre. In Italia non abbiamo ancora nessuna notizia né della messa in onda ma anche, argomento spinosissimo, delle nuovi che saranno scelte.
Ma questa sarà un’altra avventura!

Woo-hoo!

Qui il primo dei sei short pubblicati, dedicato a Paperino.


E qui il primo poster ufficiale.


venerdì 12 maggio 2017

La voce perduta di zio Paperone

fotogramma originale, 1967
Per ritrovare il cortometraggio Paperone e il denaro, in copie migliori, figuriamoci in italiano, bisognerà aspettare ancora. Eppure il mio articolo sull'argomento ha suscitato qualche interesse da parte di alcuni studiosi, primo fra tutti Nunziante Valoroso, amico di lunga data e uno dei maggiori esperti Disney che io conosca. Ospite nel blog di Gianni Maritati, Nunziante ha approfondito l'argomento con qualche annotazione preziosa e un suo ricordo personale di una trasmissione RAI che risale al 1972. Spinto da questo possibile passaggio televisivo, ho fatto delle ricerche alla Discoteca di Stato di Roma, dove è presente il catalogo multimediale della RAI: facendo bim bum bam sulla tastiera ho scovato qualche estratto del cortometraggio doppiato in italiano in trasmissioni che non erano contenitori Disney ma programmi sul risparmio! Il primo, in bianco e nero, nel programma dedicato alla economia “Passaggio obbligato”, trasmesso sul secondo Canale il 18 marzo 1975; il secondo, stavolta a colori, nel programma serale di Raiuno “Serata America, America”, condotto da Beniamino Placido e andato in onda il 27 giugno 1984 (e riproposto a notte fonda su Fuori orario nel 2011). La conferma che vi posso dare è che fu totalmente doppiato, incluse le canzoni, ma ci sono dubbi e incertezze su quale fosse la voce di Paperone. Spero di poter recuperare qualche clip video per potervi dare la possibilità di vedere un doppiaggio rarissimo e magari trovare qualcuno che può aiutarci ad individuare il doppiatore. Abbiamo delle ipotesi ma non vogliamo sbottonarci rischiando errori grossolani. Posso solo dirvi che questa voce è familiare nel mondo Disney, ma che solo questa volta ha doppiato zio Paperone.
Un'altra conferma è che fu doppiato per la televisione e comunque prima della proiezione cinematografica del 1977: come ricorda Nunziante, si legge nella introduzione del cartonato "Io Paperone" (1972), della Mondadori, all'anno di pubblicazione il film risultava ancora inedito. E quindi possibilmente doppiato fra il '72 e il '75. Le mie ricerche nel catalogo della RAI non corrispondono ovviamente alla certezza assoluta, anche perché la Teche è uno strumento difficile e ancora non è stato completato il lavoro di digitalizzazione del totale archivio. In magazzino, da qualche parte, una "pizza", una betacam o una vhs, ci deve essere per forza, perché sennò nel 1984 non veniva usato come buco finale di una trasmissione serale di cui oggi nessuno ricorda. Quindi, che fine ha fatto?
Oltre alla versione fumetto, è doveroso ricordare che sempre nel 1977 uscì un disco singolo 45 giri intitolato Paperone e le monete del mondo, uno degli ultimi della etichetta Disneyland, abbinato ad un libretto a colori dove l'ascoltatore seguiva la storia leggendo i fumetti e la narrazione. In questo caso, come si legge dalla copertina, si avvaleva del grande Pino Colizzi voce del narratore di questa storia che ha più di una similitudine col cartone animato; la voce di Paperone è stavolta quella ben riconoscibile di Sergio Fiorentini, pur se lo doppia come se fosse un vecchio di 100 anni..

lunedì 24 aprile 2017

Paperone e il denaro


Ora che il personaggio di Zio Paperone sta tornando in grande stile con la nuova serie di DuckTales – che coincide non a caso con il suo 70esimo compleanno, essendo uscito dalla geniale matita di Carl Barks nel 1947 – è il momento di parlare di un cortometraggio d’animazione praticamente dimenticato dalla Disney stessa, che non ha pensato di recuperarlo neanche in occasione della serie di DVD intitolata Walt Disney Treasures.
Sto parlando di Scrooge McDuck and Money.
Uscito nel 1967 e cioè proprio quando Barks decise di andare in pensione, segnò il debutto assoluto di Paperone De’ Paperoni nel mondo dell’animazione, per poi essere recuperato molti anni dopo, con Mickey’s Christmas Carol (Il canto di Natale di Topolino, 1983), e infine con la serie DuckTales (dal 1987 al 1990). Il cortometraggio era di chiara natura didattica, questo quando la Disney aveva chiuso da diversi anni con le serie ufficiali di cortometraggi e si stava impegnando su questi soggetti educativi (Paperino, ad esempio, era stato protagonista di un corto sulla prevenzione degli incendi, Donald’s Fire Survival Plan,1965), e per un corto che spiegava il valore e la storia del denaro il personaggio di Paperone risultò essere perfetto.
Prodotto dalla Walt Disney Productions e distribuito dalla Buena Vista il 23 marzo 1967, diretto da Hamilton Luske, scritto da Bill Berg, con Ward Kimball a capo dello staff di animatori composto da Julius Svendsen, Art Stevens, Chuck Downs, Jack Boyd, con musiche e canzoni di Mel Leven, è un cartone dimenticato negli archivi e spesso frettolosamente citato dagli storici, sia perché la natura didattica non lo ha reso memorabile, ma anche per la scarsa visibilità: se non fosse esistito youtube, neanche se avremmo sentito parlare. In home video non è mai uscito, anche se esiste una raccolta VHS per le scuole che di fatto riporta il cortometraggio e che forse da quella fonte proviene la copia caricata su youtube. 
Bill Thompson è la voce di Scrooge, mentre il gruppo jazz molto attivo fra gli anni cinquanta e settanta The Mellomen sono le voci delle canzoni. Ma Thompson fu la prima voce di Paperone? Affatto. Il primo fu McKennon per l’LP etichetta Disneyland Records, intitolato Donald Duck and His Friends, del 1960. La lista dei performer era la seguente: Clarence Nash (Paperino); Cliff Edwards (Il Grillo Parlante); Jimmy Macdonald (Topolino, Pippo); Gloria Wood, Robie Lester (Cip e Ciop, Three Little Kittens); Dal McKennon (Zio Paperone). La storia che vede protagonista Paperone assieme a Paperino, Uncle Scrooge’s Rocket to the Moon, uscì anche come singolo 45 giri. Sarà poi un altro album musicale, Mickey’s Christmas Carol, a dare a Paperone la voce definitiva: Alan Young. Il canto di Natale di Topolino, infatti, otto anni prima di diventare un – bellissimo – cartone animato, era nato come album a 33 Giri nel 1975: Young, fra l’altro, è accreditato anche come scrittore assieme a Alan Dinehart. Il disco sarà rifatto nel 1983, in occasione della distribuzione del cartone, e regalò a Young un ruolo che farà per tutta la vita, conclusasi nel 2016.
carta canta..
Scrooge McDuck and Money sembra che fu uno degli ultimi lavori che Walt Disney supervisionò personalmente, prima di morire nel dicembre del 1966; in effetti la registrazione al copyright, datata 2 marzo 1967 (LP34013) ha la notifica “1966”, così come viene riportato nel pressbook originale. Coincide infatti con la registrazione delle musiche, datata 4 Novembre 1966. Se dovesse così essere stato, la vita di Disney incominciò con un topo e finì…con un papero scozzese.
Supervisionato o no dal mitico zio Walt, il cortometraggio è delizioso, con una animazione spigolosa tipica degli anni sessanta. E prima di andare avanti, godiamoci la visione.


Un’altra domanda inevitabile è questa: questo cortometraggio uscì in Italia? Non solo la risposta è , ma sono riuscito a localizzarlo facilmente: doppiato per la Cinema International Corporation S.r.l. e intitolato Paperone e il denaro, uscì nelle sale abbinato al film La trappola di ghiaccio (Nikki, Wild Dog of the North, 1961) nell’aprile del 1977
E’ piuttosto curioso l’accoppiamento di un film che era già uscito in Italia nel ’62 con un cartone animato vecchio di dieci anni, e la fortuna in sala fu scarsissima (del resto uscì nella stessa settimana di Rocky!). Questo primo ed unico doppiaggio del 1977 è invisibile oggi: sappiamo solamente che la richiesta di visto censura è datata 14 marzo 1977 e venne approvata cinque giorni dopo, con il n. 70037. Non ci risultano passaggi televisivi (anche anteriori al ’77, perché c’è anche la probabilità che sia stato doppiato prima), né edizioni in home video. Sulla prima voce italiana di Paperone, quindi, c’è un assoluto mistero. Se qualcuno legge queste righe e ha una copia in 35 o 16mm della Trappola del ghiaccio, sappia che i 460 metri di pellicola iniziali sono con zio Paperone. Cortesemente, scriva poi alla Disney per mettersi a disposizione per disseppellire, cinquant’anni dopo, questo prezioso cartone animato.
Il lettore italiano può comunque leggersi l’adattamento a fumetti di questo cartone animato, intitolato Uncle Scrooge and Money e scritto da Don Christensen e disegnato da Tony Strobl, e pubblicato nel marzo 1967 (l’ultima pubblicazione è del 2016, nel volume I migliori anni Disney 8 – 1967, col titolo Zio Paperone e il denaro con la D maiuscola).

EXTRA: il pressbook originale del 1967 (fonte, Cartoon Research).